Cosa dolcifica davvero la vita?

Categoria : Lifestyle

Risposte : Un commento

Si può curare la tristezza con la [url=http://www.veganitalia.com/modules/news/article.php?storyid=475]nutella[/url]? La dolcezza si acquisisce solo a tavola? Apparentemente sì, ma in realtà compiamo solo un atto di violenza nei confronti della nostra naturalità. Le cose dolci, “dolcificano” la vita. Se quindi in qualche occasione possono essere utile all’umore, bisogna sempre tener presente che in realtà i dolcificanti “esterni” spesso alterano la concezione della vita. Limitano un po’ in pratica la capacità di gustare la dolcezza della vita in tutti i suoi aspetti. Nel senso che molte cose ti possono sembrare meno dolci di quello che sono in realtà, perché parti da un livello di percezione già in qualche modo dolcificato. Anche le cioccolate più amare. La vita va gustata cruda e scondita. Così apprezzi di più anche i piaceri più piccoli.

Come nel caso delle malattie, in occasione delle quali il nostro corpo sviluppa gli anticorpi, così funziona anche per gli stati d’animo che si generano in noi. Se al primo sintomo di malattia prendiamo una medicina o al primo accenno di tristezza ricorriamo al dolce, impediamo al corpo estraneo (la malattia o la tristezza) di sfogarsi. E di conseguenza non riusciamo a rafforzare le nostre autodifese, impedendo ai nostri anticorpi naturali di prendere conoscenza del male estraneo e di poterlo contrastare la prossima volta che si presenta. Le malattie “soffocate” con le medicine intossicano l’organismo, le tristezze “sopite” con i dolci intossicano il nostro stato d’animo.

Il concetto di base è quello di limitare gli agenti esterni nella ricerca della soddisfazione per sviluppare quelli che abbiamo al nostro interno. A prima vista tutto ciò potrebbe sembrare un mero abbassamento del nostro livello di soddisfazione. Una sorta di “chi si accontenta gode”. Invece è una riscoperta della nostra felicità naturale, che non ha bisogno di chissà quali cose per manifestarsi in noi.

Facciamo l’esempio del caffè. Per chi è abituato a prenderlo con lo zucchero, il primo che beve senza gli sembrerà quasi imbevibile. Il secondo un po’ meno, il terzo ancora meno. Alla fine scoprirà che solo bevendolo amaro riesce a gustarne tutto l’aroma, le sfumature e le differenze. Chi è abituato ad ascoltare musica solo ad altissimo volume, non riuscirà mai ad apprezzare i suoni della natura in un momento di silenzio o una musica di sottofondo. Gli altri nostri sensi non funzionano diversamente dal gusto o dall’udito.

Se la vita ogni tanto è cruda e amara, dobbiamo imparare a gustare quel crudo e quell’amaro.
Ben vengano comunque i dolci, anche il palato vuole la sua parte, ma non come medicina per altri nostri sensi.
E per quanto ci faccia credere di essere importante, ricordiamoci che il gusto è solo “uno” dei nostri sensi.

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Comments

  1. bellissima riflessione, che mi trova totalmente concorde.
    Anche perchè se non si esce dal circolo vizioso della dolcificazione forzata di ogni amarezza, va a finire che ci si abitua pure, e lo zucchero aggiunto non basta più, ne serve sempre di più… come il caffè per tirarci su, ce ne serve sempre di più.
    E’ così che si diventa dei drogati, che si creano le dipendenze.

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