Gli allevamenti intensivi

Categoria : Ambiente ed ecologia

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Poche cose al mondo distruggono la natura come quelle enormi fabbriche di carne, latte e uova chiamate allevamenti intensivi.Partiamo dall’acqua. Un terzo della popolazione mondiale non dispone di acqua potabile: due miliardi di persone che tutte le mattine devono preoccuparsi di trovare da bere. Ogni anno ne muoiono dieci milioni per malattie trasmesse da acqua non potabile, ogni giorno 5 000 bambini sono vittime della sete. Intanto il 70% dell’acqua nel mondo è usata per l’agricoltura e gli allevamenti,che ne sprecano quantità enormi.
Se un americano consuma 600 litri d’acqua al giorno,un africano non arriva a 30. E non perché l’americano beva di più o si faccia qualche idromassaggio (non solo) ma perché mangia carne e derivati animali. Per produrre un solo chilo di carne per un consumatore statunitense si consumano 3 000 litri d’acqua (Cianciullo,2003). Inoltre gli allevamenti industriali sono una delle cause più importanti dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua. Almeno 80% delle emissioni di ammoniaca dipende dalle deiezioni degli animali e dai fertilizzanti (De Villiers,2003): la prima catastrofica conseguenza sono le piogge acide che distruggono suolo e foreste e impediscono la riproduzione di molte specie di animali acquatici (Cianciullo,2004;Elores D’Arcais,2004).
L’EFFETTO SERRA
Passiamo al metano, il secondo gas che contribuisce all’effetto serra: il clima diventa ogni anno più caldo (le previsioni parlano di un aumento medio della temperatura fino a 4° C nei prossimi cinquant’anni), provocando una serie a catena di catastrofiche conseguenze(Myers,1998). Si moltiplicano le piogge torrenziali, le alluvioni e le trombe d’aria,mentre la siccità è in continuo aumento.I ghiacciai si sciolgono e il mare ruba spazio alla terraferma.
Secondo uno studio del 2004 dell’agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (www.epa.gov/methane/intla-nalyses.html), i più grandi produttori mondiali di metano sono gli animali.Il bestiame ruminando ne produce 80 000 000 di tonnellate ogni anno:per ogni chilo di carne prodotta, tre etti di metano vanno nell’atmosfera. Il 20%delle emissioni totali di metano è causato dagli allevamenti:se facciamo un viaggio in macchina di 40 chilometri o mangiamo una bistecca, l’effetto serra aumenta alla stessa maniera(Lav,1991).
Il problema è così serio che scienziati australiani stanno lavorando per trovare una soluzione per ridurre le emissioni di metano del bestiame d’allevamento e il governo neozelandese ha introdotto un’apposita tassa per ogni pecora o mucca allevata (Ansa,2004). Anche i pascoli sono rovinosi per l’ambiente. Gli animali calpestano le erbe perenni e rendono il suolo impermeabile: quando piove l’acqua ci scivola sopra come fosse vetro e le falde si seccano sempre di più. I pascoli lasciano dietro di loro terre aride e improduttive.Secondo le Nazioni Unite il 73% della terra adibita a pascolo è in via di desertificazione o ha perso almeno il 25% della sua capacità produttiva (Robbins,1987).
Negli ultimi sei anni sono stati distrutti più di 100 000 chilometri quadrati di foresta amazzonica più di un terzo dell’italia (Ciai,2003). Forse è superfluo ricordare che l’Amazzonia è la più grande riserva ecologica del mondo e che ci vivono il 50% di tutte le specie animali e vegetali del mondo. E’ più importante sottolineare che la foresta pluviale lascia il posto ai pascoli e ai campi di soia,che viene utilizzata (in un mondo che soffre la fame) per nutrire il bestiame dei paesi ricchi e produrre carne, latte e uova.
NO A LATTE E A UOVA
E’ un luogo comune che per produrre latte e uova gli animali non vengano uccisi. L’intero processo provoca, oltre a condizioni di grave stress e sofferenza per gli animali,anche la loro morte.
Prendiamo il latte.Le mucche sono recluse negli allevamenti e inseminate artificialmente: contrariamente a quello che molti pensano,senza partorire (sono costrette a farlo circa una volta l’anno) non produrrebbero latte. I vitellini sono strappati alla madre subito dopo la nascita (con grave sofferenza di entrambi). I maschi sono allevati e macellati per la loro carne, le femmine diventano a loro volta produttrici di latte.
La mucca, munta meccanicamente e per questo soggetta a dolorose mastiti,è costretta a produzioni di latte del tutto innaturali (anche 150 litri al giorno); dopo circa cinque anni di pesante sfruttamento, quando la produttività comincia a diminuire, viene macellata(in natura vivrebbe circa venti anni).
La produzione di uova provoca la morte delle galline e dei pulcini maschi. Le galline vivrebbero quindici anni ma negli allevamenti sono sgozzate appena la loro produzione diminuisce, di solito intorno ai due anni. Inoltre sono rinchiuse in gabbie così piccole da impedirgli di allargare le ali oppure stipate all’inverosimile in capannoni illuminati artificialmente giorno e notte. I pulcini maschi,inutili per il ciclo produttivo,vengono buttati in un tritacarne per diventare mangime, soffocati o lasciati morire accatastati in grandi mucchi.
I vegani rifiutano anche i metodi di allevamento biologici, meno cruenti e meccanizzati,ma che comportano ugualmente sofferenza e morte per gli animali.In definitiva i vegani sono convinti che gli animali non siano i mezzi per i nostri fini ma esseri coscienti e consapevoli che non devono essere sfruttati in nessuna maniera, senza eccezioni di sorta.
[arietta]

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